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Stai Crescendo Nella Grazia?


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Di David Wilkerson
14 Agosto 2000
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Nelle scorse settimane mi sono posto spesso una domanda. Credo sia una questione che il credente sincero debba porsi continuamente: "Sto crescendo nella grazia?"

Per me, la grazia è la forza dello Spirito Santo che ci rende sempre più simili a Gesù. Per cui, crescere in grazia significa crescere a somiglianza di Gesù, mediante l'immeritata potenza dello Spirito di Dio. Ora parafrasiamo di nuovo la mia domanda in questi termini: "Sto confidando sullo Spirito Santo per divenire sempre più simile a Gesù - in famiglia, nel ministero, nelle mie relazioni?"

Questa domanda si applica specialmente a cristiani maturi - persone che hanno costruito il proprio fondamento spirituale sullo studio regolare della Bibbia, su una consistente vita di preghiera e su istruzioni pie. Se tutto questo ti descrive, voglio chiederti: dopo tutti i tuoi studi, le tue preghiere, il tuo sapere, stai diventando ancora sempre più simile a Gesù? Sei più compassionevole, umile, misericordioso e accondiscendente rispetto agli ultimi anni? O la tua crescita è rallentata? Sei su uno standard di crescita zero?

Ecco un metodo per scoprire se stai crescendo nella grazia: Dio è stato misericordioso con te - perciò anche tu sei misericordioso verso gli altri? Se non sei sicuro della risposta, chiediti: come rispondo alle ferite infertemi dagli altri? Sono gentile e tenero? O divento sempre più arrabbiato ed amareggiato? Sono paziente e comprensivo, oppure irritabile e polemico?

Voglio indirizzarmi in modo particolare a quei lettori che sono coinvolti nel ministero - pastori, anziani, gente comune e tutti quelli che sono stati scelti da Dio per condurre una vita esemplare davanti agli altri. Credo che la domanda importante per tutti noi sia questa: "Quale direzione sto intraprendendo? Sto crescendo in grazia nella mia chiamata - o sto diventando meno gentile?"

Fai un esame onesto della tua vita di quest'ultimo anno. Pensa a tutte le prove che hai dovuto affrontare - a casa, sul lavoro o nel ministero. Molti dei miei amici che occupano delle posizioni importanti nella chiesa, mi hanno detto che in quest'ultimo anno hanno dovuto affrontare delle prove molto intense.

Puoi dire onestamente di aver reagito a tutti i problemi con fede, grazia, amore e misericordia? Hai imparato attraverso le prove ad essere più gentile, paziente e a parlare più cautamente? O devi ammettere, come ho fatto io, che hai reagito con sprazzi di rabbia, con parole dure ed autocommiserazione - reazioni che ti hanno causato un intenso stress e notti insonni?

Tutti noi dovremmo chiederci: "Verso i miei nemici e verso chi mi criticava ho reagito con compassione, amore, misericordia e perdono? O reagito con rabbia, indignazione e auto giustizia? Ho cercato di dimostrare di aver ragione? Quante ferite ho causato negli altri, cercando di dimostrare loro quanto fossi stato trattato male o quanto mi avessero frainteso?"

"Per me è stato più importante dimostrare di aver ragione che umiliarmi e porgere l'altra guancia? Ho reagito con dolore e risentimento, quando avrei dovuto piuttosto guarire e riconciliarmi?"


Pietro ci ricorda che Gesù sta per tornare
presto - e che dovremmo aspettare il suo ritorno


L'apostolo Pietro descrive il meraviglioso giorno in cui i cieli passeranno, gli elementi della terra si dissolveranno e tutta la creazione scomparirà. Perciò, dice Pietro, dovremmo continuamente essere pronti ed aspettare il ritorno del nostro Signore:

"Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia per non essere trascinati dall'errore degli scellerati e scadere così dalla vostra fermezza" (2 Pietro 3:17). "Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà" (verso 11). "Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace" (verso 14).

La frase che mi convince di più è l'avvertimento di Pietro nel verso 17: "per non essere anche voi trascinati..." In effetti, ci sta sfidando: "Avete amato Gesù. Avete affermato di essere pronti e di aver atteso il suo ritorno. Ed avvertite anche gli altri a fare la stessa cosa. Ma state vivendo come se Gesù stesse per tornare?"

"Si suppone che dobbiate essere un esempio per il resto della chiesa di Cristo. Perciò - siete in pace con tutti? Il vostro cammino davanti al Signore è veramente puro? Vi avverto - non pensate di non potervi sviare da questa strada. Anche voi potreste farvi trascinare dall'errore dell'empio".

Qual è "l'errore dell'empio" che Pietro menziona in questo verso 17? È l'idea sbagliata che Gesù non stia veramente alle porte. È una tragica compiacenza - una mancanza di preoccupazione, una incuranza dimostrata nelle conversazioni e nello stile di vita.

Pietro descrive coloro che cadono in questo errore: "Promettono loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno è schiavo di ciò che lo ha vinto. Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Ges˙ Cristo, si lasciano di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima" (2:19-20).

Quando Pietro usa la parola "avviluppare", non sta parlando di persone che ritornano a commettere peccati grossolani, come l'adulterio o l'alcolismo. Sta parlando di chi si fa catturare dalle attitudini carnali che aveva prima di conoscere Cristo.

Puoi testimoniare di essere stato salvato, giustificato e santificato; di essere scappato dalle concupiscenze di questa età, di godere di una conoscenza intima di Gesù. Ma Pietro ci avverte: "Puoi correre il pericolo di farti sviare. Anche tu puoi farti trascinare dai legami dell'amarezza e della vendetta.. di uno spirito scortese, privo di misericordia e di perdono.. di maniere prive d'amore. Se cadi in qualcuna di queste vie, diventerai peggio di quando non conoscevi Gesù".


La nostra crescita rallenta quando reagiamo in
maniera infantile alle offese fatteci dagli altri


Paolo ammoniva gli Efesini: "Non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina" (Efesini 4:14). Puoi pensare: "Questo verso non mi si addice. Il mio fondamento è biblicamente solido. Non mi faccio trasportare da tutti i nuovi venti dottrinali e da quei risvegli frivoli che distraggono la gente da Cristo. Io sono radicato e fondato sulla parola di Dio".

Ma ascoltiamo il resto di questo verso: "..trasportati.. dalla frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore" (lo stesso verso). Forse non ti fai sballottare da una falsa dottrina. Paolo dice che comunque potresti farti sballottare da tutt'altra cosa. Sta chiedendo: "Ti fai smuovere dai piani malvagi di quelli che ti si oppongono?"

Il messaggio di Paolo ci invita nuovamente ad esaminarci: come reagiamo a chi si definisce nostro fratello o sorella in Cristo, ma diffonde notizie cattive e maligne sul nostro conto? Come rispondiamo quando mettono in discussione i nostri motivi, ci fraintendono e sembrano intenti a distruggerci? Qual è la nostra risposta quando ci feriscono e ci affliggono al punto di farci piangere?

Quando Paolo comanda: "Non siate più bambini", ci sta dicendo: "Quei vostri nemici - quelli che di solito sparlano e diffondono calunnie - vi dico, sono tutti nemici ribelli. Ingannano e derubano. E non hanno permesso alla grazia di Dio di operare in loro. Perciò, non cadete a causa dei loro giochi malvagi ed infantili. Vogliono che reagiate come dei bambini. Ma non devi rispondere con infantilità".

Avete mai visto come si comportano i bambini quando giocano? Nel giro di pochi minuti, litigano a più non posso. Corrono costantemente da qualsiasi adulto nelle vicinanze per lamentarsi di qualche piccola ferita. E iniziano a litigare con gli altri bambini, in una continua ed insensata lotta di accuse-dinieghi: "Non sono stato io!" "Si, sei stato tu" "No, io no" "Si, sei stato tu!".

Purtroppo, molti cristiani cadono in questi stessi giochino da bambini. Conosco alcuni che usano le lettere o le e-mail per tenere viva questa sorta di lotta accusativa. Un fratello cristiano da una parte del mondo manda una e-mail ad un suo amico, accusandolo: "Mio caro fratello in Cristo, mi hai accusato falsamente, male interpretando il mio carattere. Hai peccato non solo contro di me, ma contro il Signore? Ti rendi conto di aver toccato l'unto di Dio? Prego che Dio possa mostrarti il pericolo di diffondere delle cattiverie sul mio conto".

Ed ecco la risposta del destinatario: "Amatissimo amico, quasi non riuscivo a credere alla tua ultima e-mail. Mi hai accusato falsamente di ingiurie e maldicenze. Nego di aver detto tutto quello che mi hai detto. Hai completamente estrapolato le mie parole dal contesto. Mi devi delle scuse".

Arriva allora la risposta: "Caro Bill, come ti permetti a negare di aver detto ciò che so per certo che è uscito dalla tua bocca? Un mio amico mi ha citato ogni tua parola - eppure continui a negare di averle dette. Sono convinto che tu le abbia dette. Perciò non dirmi di non aver detto quello che mi ha detto il mio amico, perché ne sono convinto".

Ecco allora la risposta alla risposta della risposta dell'e-mail originale: "Ascolta, Jim. Te lo dico per l'ultima volta: io non ho detto niente - punto. Dio ti benedica. Questa sarà l'ultima volta che ti scriverò. La pace del Signor Gesù sia su di te".

Sono entrambi caduti nella trappola dei giochini da bambini: "L'hai fatto!" "No, non sono stato io".

Nel verso seguente, Paolo ci esorta a maturare: "Seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo" (Efesini 4:15). Sta dicendo in realtà: "Non ci puoi fare niente se ricevi delle mazzate, delle ferite, se qualcuno parla male di te, se inventano cattiverie e maldicenze sul tuo conto. Ma puoi invece usare queste cose per crescere nella grazia. Considerale come un'opportunità per diventare sempre più simile a Cristo. Rispondi con gentilezza e con uno spirito umile. Perdona chi ti usa per scopi malvagi".

Conosco un giovane e prezioso ministro che è stato ferito da un pastore anziano. Quest'ultimo gli ha fatto una grande ingiustizia - e quando il giovane se ne è accorto, gli ha mandato una e-mail molto forte. I due si sono scambiati alcune e-mail molto piccanti e alla fine il giovane pastore è venuto da me, molto confuso. Ha deposto le copie delle e-mail sulla mia scrivania e mi ha detto: "Fratello David, non sono vendicativo. Ma quando ho visto quello che mi ha fatto quest'uomo, ci sono rimasto molto male. Perciò gli ho risposto. Ma cosa devo fare adesso? Vorresti dare un'occhiata a queste lettere e darmi un consiglio?"

Mi è bastato dare un'occhiata alle prime righe per rendermi conto che entrambi stavano reagendo come bambini. Lo Spirito Santo mi disse allora di cosa c'era bisogno - e misi da parte le copie. Dissi al giovane: "Figlio, chiama personalmente questo pastore. Perdonalo, mostragli misericordia ed incoraggialo. Semplicemente, amalo!"

Il giovane ministro l'ha fatto - e Dio ha guarito la loro amicizia. La gioia del Signore ha riempito entrambi i loro cuori, guarendo le loro ferite. Ed è bastata soltanto una telefonata: "Fratello, mi sono comportato male. Ti amo. Mettiamo ogni cosa sotto il sangue e la potenza guaritrice di Cristo".


La nostra crescita nella grazia può essere esplosiva
quando cerchiamo di edificare quelli che ci mortificano


"Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione" (Efesini 4:29-30). La radice della parola che Paolo usa per "edificare" significa qui "costruire una casa". Quella parola, a sua volta, proviene da una radice che significa "costruire". In breve, tutti coloro che edificano, stanno costruendo la casa di Dio, la chiesa.

Paolo quindi ci sta dicendo tre cose importanti a proposito delle parole che pronunciamo:

1. Dobbiamo usare le nostre parole per edificare il popolo di Dio. 2. Dobbiamo usare le nostre parole per ministrare grazia agli altri. 3. È possibile rattristare lo Spirito Santo con le nostre parole.

Me ne sono convinto profondamente leggendo la storia di alcuni dei giganti spirituali del passato. Questi uomini e queste donne pie avevano una mente celeste - studiavano la parola di Dio, pregavano spesso, si preoccupavano di crescere nella grazia. Andrew Bonar, un grande uomo di preghiera del diciannovesimo secolo, si alzava ogni mattina alle 4 per cercare il Signore in ginocchio. Quando morì, i suoi anziani scopersero che il pavimento di legno dove si inginocchiava a pregare aveva preso la sagoma delle sue ginocchia. Altri uomini e donne pie come lui - persone piene di grazia, di amore e purezza - con la loro presenza facevano vergognare i peccatori. Mentre questi santi camminavano per le strade, la convinzione dello Spirito Santo scendeva sui passanti.

Eppure, ciò che più mi colpisce di queste persone non è soltanto la loro devozione a Cristo o l'intensità delle loro preghiere. Sono anche i buoni frutti che queste cose producevano in loro. Inoltre, ho scoperto un denominatore comune a questi giganti spirituali: la loro più grande preoccupazione era quella di crescere nella grazia di un cuore puro, da cui nasce una santa conversazione: "Perché la bocca parla dall'abbondanza del cuore" (Matteo 12:34).

Che si trovassero a casa, nei servizi pubblici, o con gli amici o collaboratori - ogni volta e in qualsiasi posto, queste persone cercavano di crescere in questa grazia: cercavano di tenere una santa conversazione senza macchia. Il loro unico obiettivo era quello di avere una conversazione degna di Cristo, senza che dalla loro bocca uscisse alcuna comunicazione corrotta.

Ho visto tanti cristiani comuni diventare potenti nel Signore chiedendo semplicemente allo Spirito di Dio di purificare la loro conversazione giornaliere. In passato queste persone amavano nutrirsi di chiacchiere, ma adesso soltanto a sentirle si sentono male. Non li si sente più lamentarsi, criticare o disprezzare gli altri. Parlano il linguaggio della gentilezza amorevole - di cose buone, edificanti e piene di grazia. Per me, anche queste persone sono diventate dei giganti spirituali.

In qualità di ministro del vangelo, ho desiderato disperatamente di rimanere nel favore di Dio e nella sua benedizione. E una volta nel mio ministero, ho implorato il Signore di mostrarmi cosa potessi fare per benedirlo e compiacerlo al meglio. Lo Spirito Santo mi mostrò due cose: 1. Fare in modo che la carne non adempisse i suoi desideri. 2. In ogni momento, fare in modo che la conversazione fosse degna di Cristo.

Credo che la maggior parte delle persone innamorate di Gesù siano consapevoli del primo punto. Ma ci preoccupiamo del secondo? Secondo Paolo, dovremmo giudicare tutto quello che diciamo - ogni nostra conversazione, comunicazione e reazione - in base a questo criterio: "Le mie parole stanno costruendo la casa di Dio o la stanno demolendo?"

Questa domanda va applicata soprattutto quando siamo stati feriti da qualcuno. Rispondiamo alle ferite inflitteci, costruendo il corpo di Cristo o demolendolo? Reagiamo con parole che ristorano, guariscono ed incoraggiano - o che distruggono ulteriormente la casa di Dio?


Davide non fu chiamato dall'inizio
"uomo secondo il cuore di Dio"


Davide non acquisì istantaneamente il suo stato di uomo secondo il cuore di Dio. No - egli dovette crescere per diventarlo. Ed uno dei modi fu edificare il suo peggior nemico. Saul usò ogni mezzo a sua disposizione per cercare di distruggere Davide. Eppure tutto questo non impedì a Davide di onorarlo e rispettarlo.

Saul era geloso di Davide. Mentì a suo riguardo, derubandolo della sua reputazione. Cercò di discreditarlo con il suo migliore amico. E aizzò gli altri contro di Davide. Infine, lo fece espellere pure da Israele. E distrusse coloro che cercavano di difendere Davide. Per dirla in parole povere, Saul non gli diede riposo.

Occasionalmente, Saul si pentiva, confessando i suoi torti a Davide. Gridava come un bambino: "Mi dispiace, Davide - per favore, perdonami". Ma poi gli si rivoltava contro con odio ancora maggiore.

Credo che fra tutte le persone menzionate nella scrittura, fu Davide a sopportare i trattamenti più vili, oltre a Cristo. E tutto venne da una persona che in passato l'aveva amato grandemente - Saul. Eppure, ogni volta, Davide rispondeva amando ed onorando Saul.

Ad un certo punto, Saul uccise ottantacinque sacerdoti nella città di Nob. Abiatar, il figlio di uno di questi sacerdoti uccisi, scappò e cercò rifugio presso Davide. Mentre il giovane raccontava il massacro, i servi di Davide si sentirono oltraggiati. Probabilmente pensarono: "Ora Davide distruggerà l'accampamento di Saul e lo ucciderà a ragione. Il nostro capitano ha la legge dalla sua parte. Ha ogni diritto scritturale di estirpare il regno da questi uccisori. Sicuramente tutto Israele si inorridirà udendo che Saul ha massacrato ottantacinque sacerdoti a sangue freddo".

Eppure Davide, non appena udì la storia, piegò semplicemente il capo e si mise a piacere. Infatti, si prese personalmente la colpa del massacro. Disse ad Abiatar: "Sono stato io che ho provocato la morte di tutte le persone della casa di tuo padre" (1 Samuele 22:22). Davide era totalmente innocente - ma si addossò volontariamente la colpa di un altro. Credo che da quel momento Davide iniziò a crescere nella grazia. Fu un passo da gigante verso l'obiettivo di diventare un uomo secondo il cuore di Dio.

In un'altra occasione, Saul stava inseguendo Davide, nel tentativo di ucciderlo. Lui e i suoi uomini si fermarono a riposare in una caverna, non sapendo che Davide e la sua banda si nascondevano in fondo ad essa. Non appena Saul ed i suoi uomini si addormentarono, i collaboratori di Davide iniziarono a cospirare: "Oggi è il giorno della tua vittoria ed è il momento di vendicarti. È stato Dio a consegnare Saul nelle tue mani. Uccidiamolo adesso che possiamo. Prima del calar del sole potrai essere re".

Ma Davide si rifiutò. Al contrario, tagliò un pezzo del mantello di Saul prima di scappare. Lo prese per dimostrare in seguito a Saul che avrebbe potuto ucciderlo. Ma la Scrittura dice: "Ma dopo ciò a Davide batté il cuore, perché aveva tagliato il lembo del mantello di Saul" (24:5).

Da una distanza di sicurezza, Davide gridò a Saul in agonia. E quando Saul uscì dalla caverna, Davide si umiliò davanti al re, prostrandosi a terra e chiamandolo persino "padre" (24:11). Poi Davide dichiarò: "Io non stenderò la mia mano contro di te" (24:12). Stava dicendo: "Mi puoi fare tutto quello che vuoi, Saul. Mi puoi castigare, mi puoi perseguitare, puoi persino tentare di uccidermi. Ma non stenderò la mia mano contro di te. Se mi vendicherò, sarà il Signore a fare giustizia".

In seguito, quando Davide apprese la notizia della morte di Saul, non gioì né dichiarò che Dio gli aveva fatto giustizia. Non pronunciò mai: "Grazie a Dio, sono stato rivendicato. Saul finalmente ha avuto il fatto suo". No - Davide si stracciò le vesti e pianse. "Fecero cordoglio, piansero e digiunarono fino a sera, per Saul" (2 Samuele 1:12). "Davide intonò questo lamento su Saul: Lo splendore d'Israele giace ucciso sulle tue alture!" (1:17,19).

A volte mi ritornano in mente i miei periodi di prova, quando alcuni ministri malignarono sul mio conto al punto di farmi piangere. Leggendo oggi i miei appunti, penso: "Signore, che incubo. Pensavo che il mio dolore non sarebbe mai terminato".

Eppure durante quei periodi, di solito non rispondevo con grazia e perdono, come invece aveva fatto Davide. Al contrario, raccontavo quello che mi era successo a tutti quelli che mi davano ascolto. Nominavo le persone che mi avevano fatto del male e raccontavo di nuovo tutte le cose brutte che mi avevano fatto. Stavo reagendo come un bambino - ed ero diventato colpevole come quelli che avevano malignato sul mio conto.

La mia conversazione non era degna di Cristo in quei giorni. Eppure da poco avevo preso la decisione di chiedere perdono a tutti coloro con cui avevo reagito con mancanza di grazia. Ed avevo cercato di stare in pace con tutti quelli che conoscevo.


Paolo elenca sei cose che ci impediscono
di crescere nella grazia


Paolo elenca sei cose che dobbiamo rimuovere dalle nostre vite se vogliamo crescere nella grazia di Cristo: "Sia rimossa da voi ogni amarezza, ira, cruccio, tumulto e maldicenza con ogni malizia" (Efesini 4:31).

Molti cristiani pensano che una vita di santità consista in una preghiera diligente, in un intenso studio della Bibbia e nel servire gli altri con sacrificio. È vero, tutte queste cose contribuiscono alla santificazione. Eppure non possiamo osare di trascurare questi sei impedimenti della lista di Paolo.

L'apostolo dice che dobbiamo assolutamente affrontare queste cose se vogliamo crescere in grazia. Puoi anche essere un missionario, puoi offrire la tua vita in sacrificio, non avere nulla, spendere tutto il tuo tempo al servizio degli altri. Ma se ignori le cose importanti che Paolo menziona qui, rattristerai lo Spirito Santo. La tua crescita rallenterà e tu finirai come uno zombie spirituale.

Le prime tre cose sulla lista di Paolo - amarezza, ira e cruccio - non hanno bisogno di commenti. L'amarezza è una fortezza di risentimento, che va di pari passo con la speranza di vendicarsi. L'ira è esasperazione - che si manifesta con uno scoppio istantaneo ed esplosivo, o con una lenta indignazione verso qualcuno.

Abbiamo già parlato della "maldicenza", o delle parole che distruggono. Perciò, osserviamo le altre due cose - tumulto e maldicenza. Cosa intende Paolo con queste cose?

Mentre lavoravo su questo messaggio, ho fatto una pausa e mi sono recato nella stanza da letto dove mia moglie stava pulendo. Notai che il nostro comò era stato spostato al centro della stanza. Ovviamente, era stata Gwen a spostarlo per potervi pulire dietro.

Non c'è niente che mi dia più fastidio del fatto che mia moglie cerchi di spostare mobili pesanti senza il mio aiuto. Ho sempre paura che si possa far male. È da quando siamo sposati che la imploro: "Non lo fare da sola. Chiamami, e ti darò una mano".

Quando vidi quello che aveva fatto, la sgridai: "Ma che razza di stupidità! Ti saresti potuta far male. Perché non mi hai chiamato? Lo sai cosa ne penso di questo". Riportai il comò al suo posto, mormorando nel frattempo: "Tutte queste cose stupide e immobili. Non ci provare più. Non sei una super donna".

Quando rientrai nel mio studio, mi ritornò immediatamente in mente la parola "tumulto" e chiesi allo Spirito Santo di mostrarmi cosa significasse. Lui mi rispose in fretta: "Un tumulto è quello che hai appena fatto verso tua moglie". Un tumulto è un improvviso scoppio d'ira per un nonnulla - una lamentela non necessaria, gridare senza scopo. Provochiamo un tumulto quando reagiamo in maniera esagerata a qualcosa d'insignificante, o facciamo una scenata al posto di cercare di aiutare o guarire.

Immediatamente mi resi conto di quello che avevo fatto. Andai da Gwen e le chiesi scusa: "Cara, perdonami. Non ho fatto altro che provocare un tumulto".

L'ultima cosa di cui parla Paolo è la malizia. La malizia è il desiderio di veder soffrire qualcun altro. Per molti cristiani, maliziare significa sperare che Dio punisca coloro che li hanno feriti. È uno spirito diabolico, di solito nascosto nel profondo del cuore. Infatti, la maggior parte dei credenti non esprime la propria malizia. Ma gioisce sapendo che il proprio nemico è stato abbattuto. Potrebbero anche provare un solo istante di soddisfazione, o addirittura esprimere dispiacere per la persona colpita - ma è sempre uno spirito di malizia.

Quando Paolo dice: "Mettete da parte tutte queste cose malvagie da voi", non sta parlando di una cosa da fare in quattro e quattr'otto. Sta descrivendo un processo - una crescita che richiede tempo. A volte, si può addirittura ricadere in queste cose. Ma se ci pentiamo subito, e decidiamo di rimettere a posto le cose con gli altri, presto scompariranno.

Gesù è stato chiaro: non possiamo ritenere la mancanza di perdono, la rabbia o la malizia. Se non puliamo ogni giorno le nostre vite da queste cose, i nostri peccati rimarranno impuniti. Le nostre iniquità ci accuseranno, nonostante la nostra devozione o le buone opere che potremmo compire (vedi Matteo 6:14-15).

Perciò, esaminate attentamente la vostra vita. E ricordatevi di queste definizioni. Grazia è la potenza dataci dallo Spirito Santo per diventare sempre più simili a Gesù. E crescere nella grazia significa crescere ad immagine di Cristo mediante la potenza dello Spirito. Infine, continuerò a domandarmi: "Sto crescendo sempre più ad immagine di Gesù, confidando nella potenza dello Spirito Santo?"

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Tradotto in Italiano da Susanna Giovannini - Formattato HTML da Renato Giliberti

Tutte le citazioni sono tratte da "La Sacra Bibbia Nuova Riveduta"
Copyright (c) 1994, Società Biblica di Ginevra / CH-1211 Ginevra


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Data ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2001.

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