World Challenge Pulpit Series

Questi uomini sono stati con Gesù


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Di David Wilkerson
17 Settembre 2001
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In Atti 3, poco dopo la risurrezione, troviamo che Pietro e Giovanni si recano al tempio per adorare. Proprio fuori dalle porte del tempio, sedeva un mendicante, paralitico sin dalla nascita. Quest'uomo non aveva mai dato un passo nella sua vita. Doveva essere accompagnato tutti i giorni al tempio per guadagnarsi da vivere con le elemosine.

Quando il mendicante vide avvicinarsi Pietro e Giovanni, chiese loro la carità. Pietro gli rispose: "Dell'argento e dell'oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do" (Atti 3:6). Pietro pregò poi per il mendicante dicendo: "Nel nome di Ges˙ Cristo, il Nazareno, cammina!" (3:6). Istantaneamente, l'uomo fu guarito. Pieno di gioia, cominciò a correre per tutto il tempio, saltando su e giù e gridando: "Gesù mi ha guarito!"

Tutti coloro che erano nel tempio si meravigliarono dell'accaduto. Riconobbero il paralitico che aveva mendicato per anni davanti a quella porta. Quando Pietro e Giovanni videro avvicinarsi la folla, iniziarono a predicare Cristo. E parlarono con franchezza, insistendo: "Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati" (3:19). Migliaia di persone furono salvate: "Ma molti di coloro che avevano udito la Parola credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila" (4:4).

Eppure, mentre Pietro e Giovanni predicavano, i capi della sinagoga "giunsero indignati" (4:1-2). Questi pastori allontanati erano andati su tutte le furie perché Dio aveva compiuto un miracolo mediante i discepoli di Gesù. E risposero gettando in prigione Pietro e Giovanni. Il giorno seguente, i due discepoli furono interrogati. E vi presenziarono tutte le autorità religiose di Gerusalemme: "Anna, il sommo sacerdote, Caiafa, Giovanni, Alessandro e tutti quelli che appartenevano alla famiglia dei sommi sacerdoti" (4:6). Questi uomini influenti chiesero ai discepoli: "Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?" (4:7).

Che domanda assurda! Questi uomini sapevano esattamente nel nome di chi predicavano i discepoli. Avevano visto un paralitico correre e gridare di essere stato guarito da Gesù. Avevano visto 5.000 persone confessare i propri peccati e invocare il nome di Cristo per ottenere purificazione. Avevano visto anche alcuni dei loro sacerdoti convertirsi, confessando di aver aiutato a crocifiggere il Figlio di Dio. Questi capi dovevano sapere che c'era potenza nel nome di Gesù. Ma lo ignorarono di proposito.

Improvvisamente, Pietro fu ripieno della franchezza dello Spirito Santo. Egli rispose a quei capi: "Il suo nome è Gesù Cristo di Nazareth, l'uomo che avete crocifisso qualche settimana fa. Dio lo ha risuscitato dai morti. Ed ora egli è la potenza che ha guarito questo uomo. Nessuno può essere salvato da qualche altro nome. Sarete perduti se non invocherete il nome di Cristo" (vedi 4:9-12).

I capi della sinagoga rimasero scioccati. La Scrittura dice: "Essi si meravigliarono [li ammirarono]; e riconobbero che erano stati con Gesù" (4:13). Il verbo "riconoscere" deriva da una radice che significa "identificare grazie ad un marchio di distinzione". Pietro e Giovanni erano stati invasi da una qualche potenza, che li distingueva da tutti gli astanti in quella corte. Questa potenza fu così ovvia e chiara a tutti, che "non poterono dir niente in contrario" (4:14).

Ma quale fu il marchio che contraddistinse Pietro e Giovanni? La presenza di Gesù. Somigliavano a Gesù ed avevano il suo stesso Spirito. Quei capi della sinagoga si resero conto: "Noi abbiamo crocifisso Gesù. Ma egli sta ancora parlando - operando miracoli, predicando il pentimento, stimolando le persone - attraverso questi due uomini incolti".

Proprio in quel momento, Pietro e Giovanni stavano adempiendo il comando di Gesù di testimoniare di lui "a partire da Gerusalemme". Vedete, stavano testimoniando attraverso la presenza di Cristo nelle loro vite. Allo stesso modo, credo che dovrebbe essere questa la testimonianza potente di Dio in questi ultimi giorni. Non viene soltanto dalla predicazione. Viene da uomini e donne che "sono stati con Gesù": che si sono chiusi in lui, che hanno trascorso del tempo alla sua presenza, che lo hanno cercato con tutto il cuore e con tutta l'anima. Lo Spirito Santo contraddistinguerà questi servi con la sua potenza. E il mondo dirà di loro: "Quelle persone sono state con Gesù".

Ecco quattro caratteristiche che contraddistinguono quelli che sono stati con Gesù:


1. Bramano una misura maggiore di Cristo


Coloro che trascorrono del tempo con Gesù non ne hanno mai abbastanza. I loro cuori desiderano continuamente conoscere meglio il Maestro, avvicinarsi a lui e crescere nella conoscenza delle sue vie.

Paolo afferma: "Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo" (Efesini 4:7). "Dio ha assegnata a ciascuno una misura di fede" (vedi Romani 12:3). Cos'è questa "misura" di cui parla Paolo? Significa una quantità limitata. In altre parole, ognuno di noi ha ricevuto una quantità limitata della conoscenza di Cristo.

Per alcuni credenti, questa misura iniziale è tutto ciò che desiderano. Desiderano Gesù quel tanto che basta per sfuggire al giudizio, per sentirsi perdonati, per godere di una buona reputazione, per sopportare un'ora di culto ogni domenica. Questa gente è nella "sezione di mantenimento". E rendono a Gesù solo il minimo necessario: la frequenza ai culti, il borbottio di una preghiera quotidiana e forse anche una rapida sfogliatina alle Scritture. In breve, questi cristiani evitano di avvicinarsi troppo a Gesù. Sanno che leggendo troppo la sua Parola o trascorrendo del tempo in preghiera, lo Spirito Santo avrà delle pretese sulle loro vite. E l'unica cosa che non vogliono cambiare è proprio il loro stile di vita. Nella loro mente, desiderare di conoscere Gesù vuol dire mettere a repentaglio ogni loro valore.

Eppure Paolo desiderava questo per ogni credente: "È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo" (Efesini 4:11-15).

Paolo stava dicendo, in effetti: "Dio ha concesso questi doni spirituali affinché possiate essere ripieni dello Spirito di Cristo. È di vitale importanza, perché stanno per venire a voi degli ingannatori che cercheranno di derubare la vostra fede. Se siete radicati in Cristo e siete maturi in Lui, nessuna dottrina ingannatrice potrà smuovervi. Ma l'unico modo per crescere ed essere maturi, è desiderare sempre più Gesù".

Non tutti i cristiani aspirano a questo grado di maturità. Molti credenti preferiscono un evangelo che parla soltanto di grazia, di amore e di perdono. Naturalmente, queste sono verità bibliche meravigliose. Ma secondo Paolo, consistono solo di un latte elementare, e non della carne di cui ha bisogno una vita matura. Come puoi crescere nella piena statura di Cristo, se rifiuti di ascoltare un evangelo che ti spinge a cercare il Signore e a camminare nella sua santità?

Ebrei ci dice: "Infatti, dopo tanto tempo dovreste già essere maestri; invece avete di nuovo bisogno che vi siano insegnati i primi elementi degli oracoli di Dio; siete giunti al punto che avete bisogno di latte e non di cibo solido. Ora, chiunque usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è bambino; ma il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell'uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male" (Ebrei 5:12-14).

Lo scrittore sta dicendo: "Ne avete avuto abbastanza di buoni insegnamenti e di belle prediche. Da ora in poi, voi stessi dovreste insegnare. Eppure, dopo tutti questi anni, vi trovate allo stesso livello del giorno in cui siete stati salvati. Non sapete niente della carne della Parola di Dio. Siete ancora immaturi, non siete cresciuti appieno nella sua giustizia".

Purtroppo, è questo il motivo per cui molti cristiani cadono ogni qualvolta si trovano ad affrontare delle prove. Si lasciano facilmente sviare, corrono dietro ad ogni sciocchezza. Ma un credente maturo non si lascia smuovere facilmente dal suo posto di preghiera. Egli sa che nasce lì il vero risveglio. E il suo discernimento cresce sempre, perché trascorre del tempo qualitativo insieme a Gesù.

Molti lettori iscritti alla nostra lista hanno espresso frustrazione per la loro condotta cristiana priva di vita o per i sermoni morti dei loro pastori. Ci scrivono: "Non riusciamo a trovare una congregazione che abbia del fuoco. Siamo affamati, ma non stiamo crescendo". Alcuni terminano le loro lettere con una nota di malcontento. Ma altri proseguono dicendo che hanno deciso semplicemente di trascorrere più tempo con Gesù, in preghiera e nella sua Parola. Le loro lettere si distinguono dalle altre. In ogni riga si sente l'unzione dello Spirito di Cristo.

Probabilmente anche voi conoscerete questi servi. Sono sempre contenti di condividere qualche nuova verità che hanno appreso dal tempo trascorso col Signore. Dopo tutto, qualsiasi cosa riempia il cuore non può che manifestarsi nella vita. Al contrario, ascoltate i discorsi degli altri cristiani. Sono fissati con lo sport, i film, la TV, internet, la moda, lo stile dei capelli. Si può ben dire cosa consuma la maggior parte del loro tempo e della loro energia. Sono contraddistinti dalla loro passione.

Ma quelli che sono in intimità con Gesù sono pronti ai giorni futuri. E stanno già ricevendo la consolazione di Cristo, profondamente nelle loro anime. E nonostante tutto il mondo sia nel panico, questi credenti rimangono in pace.


2. Hanno un santo coraggio e un'autorità spirituale


Più passi del tempo con Gesù, più diventi simile a Cristo in purezza, santità ed amore. Il suo cammino puro produce in te un grande coraggio per Dio. La Scrittura dice: "L'empio fugge senza che nessuno lo perseguiti, ma il giusto se ne sta sicuro come un leone" (Proverbi 28:1). La parola per "sicuro" in questo verso significa fiducioso, tranquillo. È proprio il genere di coraggio che i capi della sinagoga videro in Pietro e Giovanni.

La Bibbia non scende nei particolari quando racconta questa scena. Eppure posso assicurarvi che i capi religiosi avevano fatto in modo che tutto si svolgesse in pompa magna. Prima di tutto, i dignitari si erano seduti sui loro seggi di velluto. Poi si erano accomodati i parenti dei sommi sacerdoti. Infine, in un'atmosfera di suspense, erano entrati i sommi sacerdoti nelle vesti sacrali. Tutti si erano inchinati al loro passaggio, mentre con sussiego si dirigevano verso il seggio del giudizio.

Tutto questo era volto ad intimidire Pietro e Giovanni. Era come se i capi stessero dicendo: "Guardate bene, pescatori. Considerate la potenza e l'autorità con cui vi trovate a che fare. È meglio che parliate con moderatezza davanti a questi leader. Sono importanti, gente considerata degna anche dal popolo".

Ma i discepoli non si lasciarono intimidire per niente. Erano stati troppo tempo con Gesù. Immagino che Pietro abbia pensato: "Forza, iniziamo questa riunione. Datemi un pulpito e slegatemi. Ho una Parola da parte di Dio per questa gente. Grazie Gesù, per avermi permesso di predicare il tuo nome a questi che ti odiano".

Improvvisamente, gli impiegati alla corte gridarono ai discepoli: "Alzatevi in piedi e guardate il giudice". Pietro e Giovanni guardarono e videro il sommo sacerdote che li squadrava in un silenzio glaciale. Poi il sacerdote intonò con una voce molto ufficiale: "Per quale potenza, o in quale nome avete fatto tutto ciò?" Stava dicendo, in altre parole: "Siamo noi la legge. E noi non vi abbiamo dato l'autorità di fare queste cose. Perciò, per mezzo di quale autorità avete agito?"

Il versetto seguente inizia con queste parole: "Allora Pietro, ripieno di Spirito Santo" (Atti 4:8). Questo mi dice che Pietro non stava per recitare una poesia. E non se ne sarebbe stato in silenzio o timoroso. Pietro era un uomo posseduto da Gesù, che bruciava di Spirito Santo. Ricordate? I due uomini erano usciti da poco dall'alto solaio. Parlavano perché erano stati con Gesù; Pietro e Giovanni avevano avuto comunione con il Cristo risorto. Ed ora Pietro era posseduto dallo Spirito del Signore risorto. Quei capi della sinagoga stavano per sperimentare il fuoco dal cielo.

Mentre Pietro parla, non me lo immagino seduto in un cantuccio ad esprimersi con un tono soffuso. Lo vedo piuttosto agitato, che punta il dito e tuona: "Voi anziani d'Israele, mi chiedete per quale autorità è stato guarito quest'uomo. Ve lo dico io". Secondo Atti 4, il sermone di Pietro durò soltanto 4 versi. Ma credo che sia stato solo un sommario di quello che abbia predicato l'apostolo. Immagino Pietro che dice: "Ascoltatemi tutti. Questo miracolo è stato compiuto nel nome di Gesù Cristo. È avvenuto soltanto grazie alla sua autorità. Ve lo ricordate, perché siete stati voi a crocifiggerlo. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti. Egli è vivente. E tutto quello che vedete oggi è stato compiuto grazie alla sua potenza".

Il coraggio di Pietro non era una parola da gridare con veemenza e con giudizio

Abbiamo già letto che "il giusto se ne sta sicuro come un leone" (Proverbi 28:1). Prima di tutto, i servi di Dio sono sicuri della propria identità in Cristo. E secondo poi, sono sicuri della giustizia di Gesù. Perciò, non hanno niente da nascondere. Possono affrontare qualsiasi situazione con una coscienza pulita.

Mentre predicava, Pietro aveva questo genere di sicurezza. Il suo scopo non era quello di giudicare o sminuire quei capi religiosi. Voleva solo che concretizzassero il loro peccato e si pentissero. Per questo fece loro un appello, dicendo: "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12).

Paolo scrive in termini simili, dichiarando prima di tutto: "Trovammo il coraggio nel nostro Dio, per annunziarvi il vangelo di Dio" (1 Tessalonicesi 2:2). Poi, qualche versetto dopo, l'apostolo dice chiaramente: "Siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini" (2:7).

Coloro che trascorrono del tempo alla presenza di Gesù diventano sicuri. Per questo non hanno paura di dire la verità. Ma non hanno bisogno neanche di predicare il loro messaggio con voce tuonante. In ogni circostanza, predicano il vangelo con amore e misericordia.

Nei giorni a venire, sarà importante avere questa sicurezza coraggiosa. I venti di "correttezza politica" hanno già ritenuto il nome di Gesù un offesa per qualcuno. Presto, molti credenti dovranno affrontare delle persecuzioni, e coloro che non sono preparati crolleranno sotto la pressione. E finiranno per nascondersi davanti a chi odia Cristo.

Durante un mio recente viaggio nell'Europa dell'est, un mio amico e pastore polacco mi raccontò di una posizione che dovette prendere durante gli anni del comunismo. Lui lavorava in una fabbrica, e il suo capo gli disse che i responsabili del partito Comunista sarebbero venuti per un incontro importante. Il Partito avrebbe ospitato dei dignitari stranieri, e quindi chiedevano la sua collaborazione per tradurre gli ospiti. Il mio amico accettò ad una condizione: "Sono un cristiano. Servo Gesù. Perciò non berrò alcolici". Lui sapeva che durante quelle riunioni scorrevano fiumi di vodka, e che gli avrebbero chiesto di bere. Ma il capo accettò dicendogli che non sarebbe stato costretto a bere.

Il giorno seguente, proprio all'inizio della riunione, servirono della vodka. Il boss comunista ne prese, e così fece il capo. Ma quando la bottiglia arrivò al pastore, questi rifiutò. Tutti si guardarono allarmati e insistettero perché bevesse. Il boss comunista guardò il capo, come per dire: "Perché non beve? Si sente forse migliore di noi?" Così il capo guardò infuriato il pastore. Ma il ministro continuò a dire no.

Il mio amico era pronto ad andare in carcere per quell'azione. Poteva essere perseguitato, torturato, separato dai suoi cari per anni. Eppure, nella sua mente, non esisteva altro che l'ubbidienza. Non aveva paura di quello che sarebbe potuto succedere. Perché? Era stato in intimità con Gesù. Questo è l'unico motivo per cui chi attraversa simili circostanze possiede una forza di queste dimensioni.

Il giorno seguente, il capo lo chiamò. "Sei un uomo fortunato", gli disse. "Dopo la riunione il boss del partito mi ha parlato. E mi ha detto che se mai dovesse aver bisogno di qualcuno per una missione speciale, vorrà te".

Questi capi si erano meravigliati della sicurezza e della fiducia del pastore. Sapevano che non aveva paura di niente, neanche della morte. Persino i pagani riconoscono che un tale coraggio viene dall'intimità con Gesù.


3. Hanno la dimostrazione tangibile e visibile
della presenza di Dio con loro


Mentre Pietro e Giovanni aspettavano di essere giudicati, l'uomo guarito rimase insieme a loro. Lì, in carne e ossa, c'era la prova evidente che Giovanni e Pietro erano stati con Gesù. Ora, mentre i capi della sinagoga guardavano, "vedendo l'uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dir niente in contrario" (Atti 4:14). I capi mormoravano, annuendo: "Cosa possiamo fare? È chiaro a tutti qui a Gerusalemme che questi hanno compiuto un miracolo vero e proprio. E non possiamo negarlo" (vedi 4:16). Perciò lasciarono andare i discepoli.

Cosa fecero Pietro e Giovanni dopo essere stati rilasciati? "Vennero ai loro, e riferirono tutte le cose che i capi dei sacerdoti e gli anziani avevano dette" (4:23). I santi in Gerusalemme gioirono insieme ai due discepoli. Poi pregarono: "Adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua Parola in tutta franchezza, stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Ges˙" (4:29-30). Stavano pregando, in effetti: "Dio, grazie per il coraggio che hai dato ai nostri fratelli. Ma sappiamo che questo è solo l'inizio. Per favore, fa che tutti noi possiamo parlare con santa risolutezza. E dacci delle dimostrazioni tangibili della tua presenza".

Senza dubbio, Pietro e Giovanni avevano visto lo sguardo di rassegnazione sul volto del sommo sacerdote, dopo che questi aveva capito che essi erano stati con Gesù. Pietro probabilmente avrà strizzato l'occhio a Giovanni e avrà detto: "Se solo sapessero. Ricordano soltanto che siamo stati con Gesù settimane fa. Non si rendono conto che da allora siamo stati col Maestro risorto. Siamo stati con lui, nell'alto solaio. Poi questa mattina siamo stati con lui, mentre pregavamo nella nostra cella. E non appena usciremo da qui, lo incontreremo di nuovo, insieme ai fratelli".

Questo è ciò che accade a uomini e donne che trascorrono del tempo con Gesù. Quando escono fuori da quella stanzetta, Cristo è con loro ovunque vanno.


4. Sono preparati a qualsiasi crisi


Quando viene una crisi, non hai il tempo di edificarti nella preghiera e nella fede. Ma coloro che sono stati con Gesù sono sempre pronti.

Una coppia ha scritto di recente al nostro ministero, con uno spirito che rimarcava la loro comunione con Gesù. La loro lettera descriveva una tragedia inimmaginabile. La loro figlia ventiquattrenne era uscita con un'amica, ed un pazzo le aveva rapite entrambi. Le aveva portate in un posto isolato, dove aveva lasciato scappare l'amica. Poi aveva assassinato la ragazza in maniera raccapricciante.

Mentre la polizia descriveva loro cos'era avvenuto, la coppia rimase rimasta scioccata. I loro amici ed i vicini si chiesero: "Come faranno questi genitori a sopravvivere ad una tale tragedia? Come potranno continuare a vivere con il terribile pensiero di quello che è avvenuto alla loro ragazza?" Eppure, nel giro di un'ora, lo Spirito Santo giunse a quella coppia stravolta, sostenendola con una consolazione soprannaturale. Naturalmente, nei dolorosi giorni successivi, quei genitori afflitti continuarono a chiedere a Dio come mai. Ma per tutto il tempo sperimentarono un riposo ed una pace divina.

Tutti quelli che conoscevano questi genitori rimasero stupiti dalla loro calma. Ma questa coppia era stata preparata alla crisi. Sapevano che Dio non avrebbe mai permesso che accadesse loro qualcosa senza avere uno scopo. E quando giunse la notizia terribile, essi non caddero.

Infatti, questi genitori ed il resto dei loro figli iniziarono presto a pregare per l'assassino. La gente in città non poteva sopportare una cosa del genere. Tutti chiedevano vendetta. Ma questa santa coppia parlava ed insegnava della grazia divina che infonde forza in qualsiasi situazione. E i loro concittadini dovettero riconoscere che la loro forza veniva soltanto da Gesù. Ben presto cominciarono a dire di quella famiglia: "Sono un miracolo. Questa gente appartiene veramente a Gesù".

Ho visto un esempio di questa stessa forza a Mosca, parlando a 1.200 pastori. Questi ministri erano giunti da tutta la Russia, alcuni persino dalla Siberia. Mentre parlavo, lo Spirito Santo mi invitò a chiedere se qualcuno di loro stesse considerando la probabilità di lasciare il ministero. Centinaia vennero avanti all'appello, chiedendo preghiera. Io pensai: "Signore, non mi aspettavo una cosa del genere. Cosa vuoi che faccia per tutti questi pastori?"

Lo Spirito Santo mi riportò alla mente i mesi che avevo trascorso in preghiera per questi ministri. Mi ricordò inoltre l'amore che Dio aveva messo nel mio cuore per loro. In effetti, mi aveva spinto a pregare che tutti i pastori che sarebbero venuti alla conferenza, se ne fossero andati guariti ed incoraggiati. Ora mi rendevo conto che Dio stava rispondendo a quella preghiera, in un modo che neanche avrei potuto immaginare. Io ero stato con Gesù nei mesi prima, ed ora era lui che stava lì al mio fianco. Lo Spirito mi sussurrò: "Prega per loro nel nome di Gesù. Io li ristorerò".

Mentre pregavo, su quegli uomini scese un santo pentimento. Ben presto iniziarono a piangere sommessamente e a lodare con gioia. Sono stato testimone di miracoli visibili di guarigione e di rinnovamento fra quei pastori. Di recente, il nostro contatto in Russia ci ha scritto a proposito dell'opera che lo Spirito sta continuando da quel momento in poi: "Udiamo testimonianze ovunque. Quei pastori sono ritornati nelle loro congregazioni dicendo: Sono tornato per innalzare Gesù".

Durante una delle riunioni in Russia, parlai con un pastore che era stato imprigionato per diciotto anni. Il volto di quest'uomo risplendeva visibilmente di Cristo. Oggi, egli sovrintende 1.200 chiese in Russia. Eppure mentre era in prigione dovette sopportare delle prove indicibili. "Gesù era reale per me", ha testimoniato, "più reale di quanto lo avessi mai conosciuto in tutta la mia vita".

A motivo del suo carattere simile a Cristo, questo ministro veniva rispettato da tutti in prigione, anche dai compagni più scontrosi e dalle guardie più temute. Poi un giorno, lo Spirito Santo sussurrò a questo pastore: "Da qui a tre giorni verrai rilasciato". E disse al ministro di testimoniarlo agli altri.

Immediatamente ne diede notizia alla moglie e alla congregazione. Poi iniziò a raccontare ai suoi compagni quello che Dio gli aveva detto. Fu preso in giro e gli dissero: "Nessuno è mai stato mandato via da questo posto". Anche le guardie lo presero in giro, dicendo: "Predicatore, ti tocca morire qui".

Quando arrivò il terzo giorno, e giunse la sera, una guardia sbirciò nella cella e scuotendo la testa disse al pastore: "Che bel Dio hai!"

Ma improvvisamente, poco dopo le 11 di sera, si sentì la voce dell'altoparlante. Una voce chiamò il nome del pastore: "Vieni immediatamente in ufficio", annunciò. "Sei stato rilasciato".

Tutti i prigionieri e le guardie rimasero di stucco. Incamminandosi verso l'uscita, il pastore li salutò ad uno ad uno e augurò loro ogni bene. Infine, uscendo dalle porte della prigione, vide sua moglie che lo aspettava con un mazzo di fiori. Abbracciandola, si volse a guardare la prigione dove aveva trascorso diciotto anni. I suoi compagni erano tutti affacciati alle finestre. E gridavano con tutto il fiato: "Dio esiste! Dio esiste! Dio esiste!"

Dio aveva dato loro una prova tangibile. E l'aveva dimostrata tramite un santo pastore, che era stato con Gesù ogni giorno dei suoi diciotto anni di carcerazione.

Quale dimostrazione più grande può esserci dell'esistenza di Dio, se non una vita trasformata dalla potenza soprannaturale di Cristo? Che di voi si possa dire: "Quell'uomo, quella donna, sono stati con Gesù". E che nessuno possa mai negarlo.

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Tradotto in Italiano da Susanna Giovannini - Formattato HTML da Renato Giliberti

Tutte le citazioni sono tratte da "La Sacra Bibbia Nuova Riveduta"
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Data ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2001.

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